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  • I loro membri erano uniti da un grande sentimento religioso e da un codice d’onore, una specie di regolamento interno chiamato kosca, termine che nel vecchio dialetto ebraico di Odessa significa «parola», «legge», «regola».
  • Cosi, il modo di vivere di Balka — il quartiere un tempo ebraico e poi ucraino — somigliava a una festa continua, però una festa dall’aria triste, con dentro una nostalgia per qualcosa di semplice e umano che quella gente non riusciva più ad avere.
  • A dar retta a lui la Bežezkaja diventa una figlia di Israele, e Achtyrzev l’agnello offerto sull’altare sacrificale del dio ebraico.
  • Si era guadagnato quel nome per il semplice fatto che una volta li si trovava il vecchio cimitero ebraico polacco.
  • «… Al termine di questa seduta, onorevoli colleghi, consegnerò la mia formale lettera di dimissioni nelle mani del nasì,» Il primo ministro chiamò il presidente della Repubblica con il titolo di capo del sanhedrin, il supremo corpo legislativo e giuridico dell’antico popolo ebraico.
  • Negli anni Settanta dentro il vecchio quartiere ebraico hanno cominciato a costruire le case gli ucraini.
  • Dentro ci sono altre tre cose coperte di velluto blu con scritte in ebraico e pali di legno che vengono fuori da sopra e sotto e manici d’argento, solo di sopra.
  • Il nostro amico aveva tredici anni e si chiamava Lyéza, un vecchio nome ebraico.
  • I genitori e un fratello maggiore rimangono invece a Varsavia, dove gestiscono una botteguccia di alimentari nel quartiere ebraico.
  • Il capitano Asher Breil venne decorato il 22 giugno, assieme ad altri ufficiali israeliani fermamente convinti che non era soltanto una fetta di deserto quella che avevano espugnato, ma il diritto alla dignità che la Shoa — ultima in ordine di tempo — aveva negato al popolo ebraico.
  • Per prima cosa spariva il sorriso, che veniva sostituito da una smorfia di stanchezza, come se gli mancasse il fiato, poi tutto il suo corpo diventava storto, le gambe si piegavano un po’, e facendo un gesto con le mani come a rifiutare qualcosa che gli avevamo offerto, ci dava le spalle e tornava al bancone dicendo con voce tremante e una leggera ombra di ironia, in un russo contaminato dal dialetto ebraico di Odessa:«Sob 'ja tak zìi, opjat'prilli morocit'jajca…»Che significava:«Che vita mi tocca fare, — un modo di dire ebraico, che loro attaccano dappertutto, — siete di nuovo qui a rompere i coglioni…»Quello era il suo modo di darci il benvenuto, in fondo ci voleva un casino di bene a tutti quanti.

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